Pagelle Giro di Svizzera 2026: Pogačar insaziabile, Grégoire e Narváez raccolgono quel che resta – Podio importante per Carapaz e straordinario per Vacek – Van der Poel beffato, Nys in ombra

Tadej Pogačar (UAE Emirates – XRG), 10: Altra “casella” spuntata dal campione sloveno, che mette in bacheca anche la corsa elvetica e spaventa, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, i rivali in vista del Tour de France. Su cinque tappe, ne vince tre, distruggendo la concorrenza già alla fine del primo giorno; poi, sfodera una notevolissima cronometro e fa calare il sipario con un assolo dei suoi, con quel tocco di spietatezza che non piace granché a chi lo vorrebbe forse più “solidale” con i colleghi. Lui, da quell’orecchio, non ci vuole sentire: e così, le vittorie in carriera sono arrivate a quota 121.

Mathias Vacek (Lidl-Trek), 8,5: Un corridore alto 1,88 e pesante 75 chili che finisce sul podio finale del Giro di Svizzera? Tutto vero, il ceco ci è riuscito, portando a casa anche la Maglia Bianca di miglior giovane. È stata evidentemente una corsa dall’andamento strano, cosa che però nulla toglie alla sua determinazione e alla sua capacità di tener duro, anche su percorsi tutt’altro che propizi come quello dell’ultima tappa.

Richard Carapaz (Ef Education – EasyPost), 8: Alla fine è quello che arriva più vicino all’orbita-Pogačar, facendo capire già dalla prima tappa che la condizione è buona e che i vari problemi avuti nelle scorse settimane sono stati assorbiti. Non riesce a piazzare la zampata da vittoria, ma il secondo posto finale è risultato che vale, anche, se non soprattutto, per la sua squadra e per il “conto” UCI.

Jhonatan Narváez (UAE Emirates – XRG), 8: È l’uomo delle vittorie inattese, delle azioni in cui viene costantemente ed erroneamente sottovalutato. Spesso a servizio del proprio capitano, appena riceve il via libera dalla squadra centra la fuga giusta nella terza tappa e promuove l’azione vincente insieme a Xandro Meurisse (Alpecin – Premier Tech, 8). Nonostante almeno sei squadre di velocisti si alternino alle loro spalle, i due riescono a portare avanti il loro tentativo fino al traguardo, dove il sudamericano fa valere le sue doti in volata. Quando ha la libertà di andare in fuga è praticamente un killer, chirurgico nella scelta di come spendere le proprie energie.

Tobias Foss (Netcompany INEOS), 7,5: Il norvegese torna a dare uno squillo a cronometro ottenendo un bel terzo posto, dietro soltanto a due fenomeni del calibro di Pogacar e Van Der Poel. Escludendo i campionati nazionali, è il suo primo podio in una prova contro il tempo da quel magico finale di stagione del 2022, quando si è laureato campione del mondo di specialità. Ingolosito dalla possibilità di ottenere un risultato importante, sfodera una bella prova nell’ultima tappa e porta a casa un notevolissimo quarto posto finale.

Romain Grégoire (Groupama FDJ United), 7,5: Dopo l’assolo di Pogačar nella prima frazione, intuisce di avere un solo colpo a disposizione e riesce a sfruttarlo al meglio, centrando il successo in fuga nella frazione di Locarno. Intelligente nel leggere la situazione di corsa, caparbio nel portare avanti il tentativo degli attaccanti, letale nell’aggiudicarsi la volata di un gruppo ristretto: il francese dimostra di essere in crescita non solo atletica ma anche nella gestione tattica delle corse. Questa settimana non potevamo chiedergli di più.

Mathieu van der Poel (Alpecin – Premier Tech), 7: Lo aspettavamo protagonista nelle prime due tappe, forse (almeno sulla carta) le più adatte alle sue caratteristiche, ma i due mesi senza corse presentano il loro conto e lo tengono lontano dalla lotta per un risultato importante. Il neerlandese cresce di giornata in giornata e sfodera la miglior prestazione in carriera a cronometro, sfiorando addirittura il successo. La gioia della vittoria gli viene portata via dal solito Pogacar per appena 4 centesimi di secondo, ma la performance resta validissima. Il quinto posto nella volata di Bad Regaz, poi, conferma che anche negli sprint riesce sempre a dire la sua.

Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step), 7: Esce molto bene dalla gara a eliminazione che va in scena già alla prima tappa e riesce a gestire le varie situazioni successive con intelligenza e classe, chiudendo la sua settimana elvetica con un quinto posto finale di buon livello, che ne testimonia una volta di più le capacità di far classifica in gare di questo tipo.

Bart Lemmen (Visma|Lease a Bike), 7: Due tentativi di fuga gli valgono due terzi posti di giornata e una posizione di discreto rilievo nella classifica finale (decimo posto). In una settimana in cui la sua squadra ha avuto pochissime gioie, lui è stato l’unico a portare qualche mattone importante alla causa.

Brandon McNulty (UAE Emirates – XRG), 6,5: Con il capitano che si ritrova non deve neanche spremersi troppo in opere di sostegno. Così, lo statunitense può permettersi di pensare al piazzamento personale, che però “rovina” con il leggero cedimento dell’ultima tappa che gli costa un posto nei migliori cinque.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 6,5: Alla classifica generale proprio non pensava, tanto da scivolare molto indietro già alla fine della prima tappa. Il progetto era quindi quello di puntare tutto sull’ultima tappa: stava andando tutto bene, con la fuga che decolla e con il francese che riesce a lasciarsi tutti i compagni di avventura alle spalle. Fra lui e la realizzazione del desiderio, però, si è messo “quello sloveno lì…”.

Andrea Bagioli (Lidl-Trek), 6,5: Ottimo protagonista della prima tappa, con tanto di terzo posto di giornata, tiene botta anche nelle giornate successive, iniziando a pensare a un risultato di peso nella generale. L’ultima tappa, però, si rivela troppo dura e finisce per perdere qualche posizione. L’impressione generale, comunque, è stata più che buona.

Mattia Gaffuri (Picnic PostNL), 6,5: Una nota lieta per una squadra che ne ha un gran bisogno. Il 15esimo posto nella classifica finale gli vale, oltre che la palma di miglior italiano in gara, anche il miglior risultato della carriera da professionista finora. Si lancia all’attacco nell’ultima tappa, in compagnia di corridori di grande spessore, e, una volta ripreso, riesce a gestire il passivo in modo da ricavarne un buon piazzamento.

Xandro Meurisse (Pinarello-Q36.5), 6,5: Protagonista, insieme a Narváez di una grandissima azione nel corso della terza tappa, ha la “sfortuna” di trovarsi alla fine a duellare per il successo di tappa con uno dei corridori più brillanti dell’intero gruppo. È un secondo posto di giornata che comunque vale più di qualcosa.

Filippo Zana (Soudal Quick-Step), 6: È uno dei promotori dell’azione che risulterà poi decisiva nella seconda tappa, riuscendo a fare la differenza anche su corridori più quotati in salita. Alla fine il successo di tappa sfuma contro un avversario più veloce, ma l’italiano non ha molto da rimproverarsi in una giornata corsa davvero a tutta.

Primož Roglič (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6: Di positivo c’è il piazzamento finale in classifica, anche se un ottavo posto non è un risultato di quelli che pesano nella carriera di un corridore così vincente. Per il resto, si vede pochino e anche nella cronometro individuale la prestazione non è di quelle memorabili.

Matthew Riccitello (Decathlon CMA CGM), 6: Capitano di una delle squadre ormai di riferimento in gruppo, chiude con un posto nei migliori 10 della classifica, ma anche con qualche rammarico, visti i rivali che sono riusciti a fare meglio di lui. Nell’ultima tappa, i compagni si sfibrano con l’intento di propiziarne almeno un attacco: duellare con Pogačar era evidentemente un proposito fuori scala, ma, al momento di tirare la riga, lo statunitense arriva dietro anche a Jarno Widar.

Jarno Widar (Lotto-Intermarché), 6: Lupus in fabula, il belga ha già fatto sapere in più di un’occasione di non sentirsi uomo da classifiche generali. Quel che fa vedere nell’ultima, esigentissima, tappa vale come spinta per il futuro e anche come punto di partenza da cui muoversi per capire in quale direzione far andare il suo sviluppo.

Sergio Higuita (XDS Astana), 6: Si prende l’incarico di fare classifica per la squadra kazaka e svolge il compito con un discreto profitto, chiudendo nella prima pagina della graduatoria generale conclusiva. In questa stagione sembra avere, in corse di questo tipo, questo compito, fin qui sempre portato a termine con affidabilità.

Tiesj Benoot (Decathlon CMA CGM), 6: Al rientro dopo un lunghissimo periodo di inattività, fa vedere subito un buon colpo di pedale, su strade molto esigenti dal punto di vista altimetrico. In testa ha il Tour de France, dove ci saranno tante occasioni in cui mettersi in luce, fra gregariato e momenti di libertà.

Afonso Eulálio (Bahrain Victorious), 5,5: Gli diamo tutte le attenuanti del caso, considerando che esce da un Giro d’Italia sicuramente dispendioso a livello di energie. Il portoghese però finisce subito fuori dalla lotta per la classifica generale e nella seconda tappa perde le ruote della fuga su un terreno, almeno sulla carta, molto adatto alle sue caratteristiche. Si rivede comunque in fuga all’ultimo giorno, lavorando in funzione del compagno di squadra Martinez.

Enric Mas (Movistar), 5,5: Il contesto di gara avrebbe potuto vederlo almeno lottare per una posizione primaria nella classifica generale, ma alla fine è 12esimo, anche per via di una cronometro negativa, come spesso gli capita. Risponde bene, confermando il fatto di essere un corridore davvero imperscrutabile, nell’ultima giornata, chiudendo fra i migliori una tappa molto complicata.

Mikel Landa (Soudal Quick-Step), 5,5: Rientrava da un infortunio e sembrava che le cose stessero andando anche discretamente, viste le prime due tappe, portate a termine con buoni piazzamenti. Delle difficoltà a cronometro già si sapeva, ma poi fa registrare un nuovo ritiro, nel corso dell’ultima tappa, quando poteva ancora raccogliere un piazzamento di rilievo nella generale conclusiva.

Thibau Nys (Lidl-Trek), 5: Pur con un percorso che tutto sommato gli dava qualche possibilità, non riesce mai a essere tra i protagonisti della giornata, chiudendo tra i primi 90 soltanto nell’ultima tappa. Senza l’attenuante del travagliato inizio di stagione, l’insufficienza sarebbe ancora più pesante, ma il quarto posto al GP Gippingen aveva illuso su uno stato di forma che, evidentemente, ancora non è all’altezza del suo talento.

Julian Alaphilippe (Tudor), 5: Probabilmente non era un appuntamento che non lo convincesse granché, dato che la sua presenza in gara è stata ben poco visibile, risultati a parte. Avrà il Tour in testa e ha deciso di gestire energie in condizione in vista di quell’appuntamento.

Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), 5: C’è il Tour de France all’orizzonte e ci saranno probabilmente dei calcoli di condizioni di cui tenere conto. Rimane il fatto, però, che in una corsa da scalatori, con un campo rivali ottimo sì ma non irresistibile, chiude al 37esimo posto della generale, senza particolari note positive.

Le squadre dei velocisti, 4: D’accordo, Narváez e Meurisse sono ottimi corridori e passisti. Lasciarsi sfuggire l’unica occasione della corsa, però, è un peccato mortale, soprattutto per come si è sviluppata la giornata dell’inseguimento “tutti contro due”. Il dito va puntato soprattutto contro le formazioni che hanno scelto di portare velocisti puri come Matthew Brennan e Luke Lamperti, i quali hanno affrontato tante salite e difficoltà per, di fatto, non avere mai una possibilità di giocarsi la vittoria.

Matthew Brennan (Visma|Lease a Bike), sv: Di fatto, il percorso gli metteva a disposizione un’unica occasione, sfumata però per via di una fuga che ha resistito fino allo striscione del traguardo. Incolpevole per quel che riguarda l’esito di quella giornata, si risparmia poi le fatiche dell’ultima tappa.

Kaden Groves (Alpecin – Premier Tech, sv): Dopo il ritiro al Giro d’Italia arriva un altro ritiro. Evidentemente il neerlandese non ha ancora recuperato dalle cadute patite in Bulgaria. Sfortunato.

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